Bomarzo: una giornata al Parco dei Mostri

Con la primavera iniziano anche le gite fuori porta del fine settimana. Piccoli, piacevoli momenti di relax lontani dalla routine cittadina; una ottima occasione per ricaricare le batterie e per visitare luoghi più o meno noti dell’Italia e del Lazio. Un piccolo tesoro,  molto visitato soprattutto negli ultimi anni, si trova a soli 100 km da Roma, a Bomarzo per la precisione. Qui è possibile visitare la Villa delle Meraviglie con il sacro bosco di Bomarzo, comunemente denominato “il Parco dei Mostri”, meta ideale per grandi e piccini, per trascorrere una giornata all’aria aperta a contatto con la natura.

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La storia del Parco dei Mostri di Bomarzo

La particolare area verde fu realizzata nella seconda metà del Cinquecento da Pirro Logorio su commissione del Principe Pier Francesco Orsini, dopo la morte della moglie Giulia Farnese. Dopo aver terminato la costruzione del Palazzo si dedicò al Parco dei Mostri, impiegando 24 anni per realizzarlo. Alla sua morte il Parco cadde in uno stato d’abbandono, per poi venire riscoperto solamente agli inizi del Novecento. Fu in quel periodo che moltissimi artisti internazionali giunsero a Bomarzo per studiare quelle sculture presenti nel Parco. Lo stesso Salvator Dalì visitò il Parco dei Mostri e prese ispirazione per i suoi quadri surrealisti dalle opere presenti.

Sculture surreali e opere d’arte nel Parco dei Mostri di Bomarzo

Ma a cosa si deve il suo soprannome? Il Sacro Bosco di Bomarzo è il più antico parco di sculture del mondo moderno e viene chiamato il Parco dei Mostri per la presenza di sculture grottesche e surreali.
La scultura più conosciuta è quella dell’Orco con la scritta “Ogni pensiero vola”. Il principe avrebbe tradotto in pietra la sintesi della cultura greca, ebraica e cristiana. Oltre a tartarughe, draghi ed elefanti, potrete visitare anche “la casa pendente” (una delle maggiori attrattive del Parco). Questo edificio è stato costruito su un masso inclinato e gli interni hanno una pendenza irregolare.

Quale fu il filo conduttore che portò Orsini a creare un luogo simile? Il principe volle rappresentare la concezione della vita, della filosofia, della religione e del momento storico in cui egli viveva. Attraverso un percorso preciso che dal basso sale verso l’alto, di dantesca memoria, il visitatore compie una sorta di purificazione dell’anima. Da qui deriva il suo nome originario, Sacro Bosco, che in pochi conoscono, prediligendo la denominazione sicuramente più affascinante di “Parco dei Mostri”.

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